Ippica, Milano e Napoli: Oggi 11/06 Risultati Odierni Convegni di Corse

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Palio di Legnano: Le notizie fino oggi 11/06

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Siena, Torna GenP: premio per le organizzazioni che promuovono la partecipazione giovanile

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Siena, Banca Mps, la maggioranza presenta una mozione: “Tutela del radicamento territoriale della città”

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Siena, Confesercenti, Nannizzi: “Raddoppiamo gli sforzi con le firme per fermare la desertificazione commerciale”

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Italia: Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, le Comunicazioni del Presidente Meloni in Parlamento

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, questa mattina ha reso alla Camera dei Deputati le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. In corso il suo intervento di replica a Palazzo Montecitorio a seguito della discussione generale.

[L’intervento di replica del Presidente Meloni alla Camera dei Deputati]

[Le Comunicazioni del Presidente Meloni alla Camera dei Deputati]

Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,

il prossimo Consiglio europeo si riunirà, ancora una volta, in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse. Dalla guerra in Ucraina – che proprio oggi supera, per durata, la Prima Guerra Mondiale – alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull’economia globale alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro sistema produttivo fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali, l’Unione europea è chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità, visione strategica. È un quadro, nel quale si inserisce anche il confronto sul futuro Quadro Finanziario Pluriennale, che dovrà assicurare all’Unione risorse adeguate, tanto per rispondere alle sfide del nostro tempo, quanto per sostenere le sue ambizioni politiche.

A oltre quattro anni dall’avvio dell’aggressione russa contro Kiev, quell’aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno che la Nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa. Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e, dal 1° gennaio 2026 ad oggi, Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo.
Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca, che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile. Così come gli ultimatum rivolti a Kiev e le ripetute violazioni dello spazio aereo dell’Unione europea e della NATO, che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania. Comportamenti inaccettabili, che l’Italia ha condannato e condanna con fermezza.

La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione.

La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora, a nostro avviso, l’unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica.

Tuttavia, la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo.

Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo.
Obiettivo per il quale è, chiaramente, indispensabile preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile, ma necessaria.

Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa. Ed è l’Europa a doverle negoziare.

Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione. Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo.

Ma per farlo – una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato – occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa.

Per questo motivo sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare.

Detto questo, guardiamo al futuro europeo dell’Ucraina come a un elemento importante della sicurezza e della stabilità del Continente. L’Ucraina ha compiuto progressi significativi e dovrà continuare nel percorso di riforme, in particolare nel rafforzamento dello Stato di diritto e nella lotta alla corruzione. E l’Italia continuerà ad accompagnare e sostenere questo cammino. Ma il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali.

Insomma, tanto sull’Ucraina quanto sui Balcani Occidentali, le nostre posizioni sono sempre le stesse, e le rappresentiamo con chiarezza e coraggio in ogni sede. Indipendentemente dalla partecipazione o meno alla singola riunione. E, anzi, dal mio punto di vista, se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi.

Nel prossimo Consiglio europeo si discuterà anche della crisi in Medio Oriente, che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale.

Le conseguenze di questa crisi incidono direttamente sugli equilibri internazionali, sulla libertà di navigazione, sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento – dai fertilizzanti alle materie prime critiche – e quindi anche sulle economie europee, compresa quella italiana. Anche qui, la nostra linea è la stessa fin dall’inizio: l’Italia non è parte del conflitto, e non intende diventarne. Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico.

Chiaramente, questo non significa restare fermi o ignorare le conseguenze che la crisi produce a livello globale e direttamente sui nostri interessi nazionali. Significa, al contrario, muoversi con responsabilità, tutelando i cittadini italiani, le nostre imprese, i nostri militari presenti nell’area, la sicurezza degli approvvigionamenti e la libertà delle rotte commerciali. Ed è quello che il governo ha fatto, lavorando su ognuna di queste direttrici, dall’inizio della crisi. Spendendosi, nella prima fase, per far rientrare gli italiani che erano rimasti bloccati nel Golfo. Aiutando i Paesi della regione a difendersi dagli attacchi iraniani, anche a tutela dei numerosi connazionali e militari presenti nella regione; garantendo le forniture di gas e petrolio necessarie alla nostra Nazione, come ho fatto recandomi personalmente in Algeria, nel Golfo e in Azerbaijan. Lavorando per il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

E qui voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto.
Perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto, e perché consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica o di coercizione militare.

Quanto accade a Hormuz, dunque, non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. È la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz. L’Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, compresi quelli tecnici e operativi indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo, ma sempre in un quadro post-conflitto, con finalità esclusivamente difensive, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento, come dimostrano anche le informative dei Ministri Tajani e Crosetto.

Nel frattempo, sul piano diplomatico, continuiamo a sostenere l’altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l’importante opera di facilitazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete anche voi.

È evidente che una stabilizzazione duratura dovrà affrontare diversi nodi di fondo: la piena garanzia della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano, la sicurezza dei Paesi della regione, la necessità che nessun attore continui ad alimentare instabilità attraverso attacchi, milizie o minacce alle rotte strategiche.

Il Vertice del G7 di Evian della settimana prossima rappresenterà un’occasione importante per confrontarci con i nostri partner – a partire, chiaramente, con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – sulle prospettive di questa crisi, così come di quella in Ucraina e sulle iniziative necessarie per consolidare ogni possibile progresso diplomatico. Successivamente, al Consiglio europeo, lavoreremo affinché l’Unione esprima una posizione comune, seria, credibile.

L’Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatorio. Se l’Iran dimostrerà con i fatti di voler tornare su un percorso serio, verificabile e costruttivo, l’Europa dovrà essere pronta ad accompagnare quel percorso con un alleggerimento graduale e reversibile, ma anche rapido, delle sanzioni. Se invece Teheran continuerà sulla strada sbagliata — minacciare la libertà di navigazione, attacchi, sostegno a milizie, violazione degli obblighi internazionali — allora l’Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione, anche attraverso nuove misure mirate.

Si tratta di dare alla diplomazia una direzione chiara, e agli interlocutori un messaggio comprensibile: la strada della cooperazione può produrre benefici, la strada della destabilizzazione produce conseguenze.

E questa è la posizione che l’Italia porterà al Consiglio europeo: lavorare perché la guerra finisca al più presto; garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz; sostenere la sicurezza dei partner del Golfo; mantenere aperto, con realismo e responsabilità, lo spazio della diplomazia.

Collegata alla crisi in Iran è anche la ripresa del conflitto in Libano, una Nazione alla quale l’Italia è legata da una profonda amicizia e da un impegno storico per la pace e la stabilità. È testimoniato, del resto, da decenni dai nostri soldati, che ancora una volta voglio ringraziare per il loro prezioso lavoro, condotto in Libano con professionalità, coraggio e senso dello Stato.

Proprio per questo siamo stati, e saremo, sempre molto chiari: ogni attacco contro UNIFIL, contro il suo personale, contro le sue basi e contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità e continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno.
Chi colpisce o minaccia UNIFIL non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite: colpisce la comunità internazionale e uno dei pochi presìdi che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio.

Detto questo, la priorità ora è sostenere il percorso politico avviato con il contributo decisivo degli Stati Uniti e con la scelta coraggiosa del Presidente Aoun di accogliere l’invito a svolgere negoziati diretti con Israele.
Il Presidente Aoun, che è un patriota, sa bene che non vi sarà futuro per il Libano senza la possibilità di vivere in pace con Israele, senza il pieno esercizio della sovranità dello Stato libanese e senza istituzioni in grado di garantire sicurezza e stabilità su tutto il territorio nazionale.

È l’esatto contrario della logica di Hezbollah, che dice di combattere per il Libano, ma nei fatti espone il Paese dei cedri a una guerra che il popolo libanese non vuole e che rischia di distruggere ogni prospettiva di ripresa. Allo stesso modo, abbiamo assistito con grande preoccupazione ai bombardamenti su Beirut e ribadiamo che le azioni israeliane per colpire i vertici di Hezbollah devono garantire la massima tutela della popolazione civile. Crediamo che una soluzione politica non possa prescindere dal disarmo di Hezbollah, così come deve prevedere il ritiro di Israele da tutto il Sud del Libano. Sono due passaggi essenziali per costruire un’architettura di sicurezza duratura.

In questo quadro, l’Italia continuerà a sostenere con convinzione le Forze Armate Libanesi, che rappresentano un presidio fondamentale dell’unità nazionale e della sovranità del Libano.

Continueremo, inoltre, a intervenire in favore dei civili, in particolare nel Libano meridionale, dove la distruzione delle infrastrutture rende più difficile l’accesso agli aiuti e aggrava le condizioni di una popolazione già duramente provata.
Abbiamo, per questo fine, recentemente approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro.

Al Consiglio europeo discuteremo anche del post-UNIFIL, alla luce delle opzioni presentate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite: la decisione sulla conclusione della missione rende necessario preparare per tempo – in stretto coordinamento con Nazioni Unite, Stati Uniti, partner europei, autorità libanesi ed Israele – una presenza internazionale capace di evitare un pericoloso vuoto di sicurezza.

L’Italia, soprattutto se – come speriamo – i negoziati diretti a Washington avranno successo, continuerà a svolgere un ruolo di primo piano a sostegno del Libano e della pace tra Libano e Israele, come ha sempre fatto e come sta facendo anche in questi giorni difficili.

Non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania, è chiaro che il Consiglio europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l’Unione Europea e Israele.

Su questo, mi piacerebbe, una volta tanto, che ci fosse qui un confronto capace di andare oltre l’enfasi della polemica facile, che produce certamente un ritorno immediato in termini di visibilità, ma non riflette l’importanza strategica che il tema ha per l’Italia.

Voglio sperare che l’amicizia tra Italia e Israele, come il sostegno storico dell’Italia ai diritti del popolo palestinese, e la necessità di perseguire la soluzione dei due Stati, siano principi che tutti, in quest’Aula, condividiamo.

Magari dividendoci sui passi immediati e concreti per tutelare questi principi, ma riconoscendo gli uni agli altri la buona fede nel portare avanti linee che, voglio ricordare, sono storiche e tradizionali linee di politica estera italiana, perseguite fin qui da Governi di ogni colore politico.

Credo che si debba chiaramente dire che Israele ha diritto a vivere in sicurezza, senza la minaccia di attacchi terroristici, missili, droni o milizie armate ai propri confini, e che l’Europa debba riconoscere questa esigenza come parte essenziale di qualsiasi prospettiva di stabilità regionale.

Ma allo stesso modo, il Governo, ed io personalmente, non ci siamo nascosti quando andava riconosciuta, in Parlamento e nei consessi internazionali, l’inaccettabile gravità della situazione umanitaria a Gaza e l’illegalità degli insediamenti in Cisgiordania, condannando i coloni violenti e la politica dei ‘fatti compiuti’. L’abbiamo fatto con Francia, Germania e Regno Unito, ribadendo la nostra ferma opposizione al progetto di insediamento in area E1, allo sfollamento forzato dei palestinesi e all’annessione della Cisgiordania. Abbiamo chiesto a Israele di porre fine alle politiche di insediamento, di garantire giustizia per le violenze dei coloni, di rispettare i Luoghi Santi di Gerusalemme, di revocare le restrizioni finanziarie che rischiano di strozzare l’Autorità palestinese.

E, per questo, l’Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo, compromettendo la prospettiva dei due Stati. O come il Ministro Ben Gvir, che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell’inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani. E approfitto anche per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto sulla nostra Nazione qualche giorno fa. Dichiarazioni che considero inaccettabili per l’Italia, ma anche poco dignitose per Israele.

Siamo poi in attesa di ricevere le proposte della Commissione europea sulle possibili restrizioni ai prodotti provenienti dagli insediamenti, che valuteremo nel merito, anche da un punto di vista tecnico e giuridico.

Ma l’approccio deve essere pragmatico, e deve privilegiare l’obiettivo a cui si tende. Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso, che allontana la pace, la rende più difficile, e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste tanto in Israele, quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato.

Lo dico soprattutto in relazione all’ipotesi di sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Punire la società civile israeliana, con misure restrittive, sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente.

Tra le altre cose, metterebbe a rischio la presenza europea sul terreno, in Cisgiordania come a Gaza, in un momento in cui, invece, io credo che l’Europa debba cercare di essere più presente, e fare di più tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due Stati.

Non possiamo, poi, distogliere l’attenzione da Gaza, dove, anche se un fragile cessate il fuoco tiene, la situazione rimane difficilissima. L’Italia sta continuando nel suo impegno umanitario per la popolazione: proseguono le evacuazioni di studenti e la consegna di beni alimentari nella Striscia, e lavoriamo con i partner per creare le condizioni di una ripresa dei servizi essenziali a Gaza.

Ma non possiamo dimenticare che il Piano di Pace recepito dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU prevede una serie di passi verso una prospettiva politica e una stabilità di lungo periodo nella Striscia. Ed è chiaro che in questo percorso l’Unione europea deve impegnarsi di più e direttamente, anche con le missioni che ha già sul terreno. Questa è la posizione che l’Italia intende sostenere.

Il prossimo Consiglio europeo farà il punto anche sui temi della difesa. A me pare chiaro che, di fronte a una realtà sempre più imprevedibile, considerare la propria difesa e la propria sicurezza come un orpello, o come una materia da usare per garantirsi consenso facile, sarebbe miope e decisamente poco responsabile. E infatti questo governo ha fatto un’altra scelta. Che è quella della verità.
Spiegare ai cittadini che oggi più che mai è necessario investire nella propria difesa per garantire la capacità di contrare, decidere autonomamente, difendere i propri interessi.
Investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l’Autonomia Strategica Aperta, che significa da una parte rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma dall’altra promuovere partnership industriali e strategiche con i partner chiave. A partire dagli altri membri della NATO, ma non solo. E qui penso soprattutto ai paesi del Golfo, al Giappone, all’India e alla Corea. E approfitto per annunciare che il Presidente coreano Jae-Myung sarà in visita di Stato a partire da questa sera, e il Primo Ministro giapponese Takaichi sarà a Roma nella giornata di lunedì, come il Primo Ministro Modi è venuto in visita in Italia tre settimane fa, a dimostrazione di come vi sia – da parte dei Paesi dell’indopacifico – crescente volontà di cooperare con noi.
Sosteniamo, insomma, l’approccio e le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, e fare quello che è necessario a proteggere l’Italia e i suoi cittadini, a partire dal tema della sicurezza. E lo ribadiremo al vertice NATO, dove l’Italia si presenterà con una percentuale del 2,8% del proprio PIL investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71% che è garantito, però, soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio.
E proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, proprio perché non ci manca il coraggio per dire le cose come stanno, non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo.
La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi.

Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo.

La possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta “National Escape Clause” ci consentirà di investire 14 miliardi di euro, nei prossimi tre anni, per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani.

Si tratta di un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato, dimostrando la capacità dell’Italia di far valere in Europa i propri interessi, e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso.

Anche in questo caso ho ascoltato polemiche surreali, spesso basate su affermazioni infondate, come accade spesso quando gli argomenti scarseggiano. La posizione del nostro governo su alcune misure del Green Deal – e ci tornerò – è nota e non è mutata.

Ma, al contrario di chi guarda alle politiche energetiche con la lente dell’ideologia, il nostro governo è impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale, utile agli interessi dei cittadini e delle imprese.
È per questo che abbiamo varato un disegno di legge delega sull’energia nucleare, che riteniamo la vera soluzione alla nostra dipendenza energetica nel medio e lungo periodo; è per questo che continuiamo a sostenere l’importanza dei biocarburanti come vettore energetico di transizione; è per questo che – udite udite! – con il nostro governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Peraltro, ricordo che lunedì scorso la Commissione ha approvato ulteriori 23 miliardi aiuti di Stato a sostegno della produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si prevede che gli impianti aggiungeranno così un totale di 37,15 gigawatt di capacità di produzione di energia elettrica, con il risultato di aumentare del 48% l’attuale capacità di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia.

Con lo stesso pragmatismo, nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto raccordo con la Commissione europea, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto. E questo consentirà, tra l’altro, di alleggerire il bilancio nazionale e di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura.

Sono in sostanza, colleghi, lontani i tempi in cui l’Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio. Quelli erano altri tempi. Oggi c’è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità per venire incontro alle esigenze concrete dei cittadini proprio mentre può vantare una diminuzione dell’ottanta per cento di immigrati illegali che sbarcano sulle sue coste.

L’energia sarà chiaramente al centro di una specifica sessione del Consiglio europeo dedicata alle sfide economiche globali. Sul tema, le conclusioni dell’ultimo Consiglio hanno indicato una direzione chiara e pragmatica, invocando la necessità di azioni concrete per ridurre i prezzi, far fronte all’eccessiva volatilità nel breve termine, attenuare l’impatto del sistema di scambio di quote di emissione (ETS) sui prezzi dell’energia elettrica.

È stato un risultato faticoso e non scontato. E qui c’è un punto fondamentale che io penso vada chiarito. Le sintesi che la politica raggiunge, all’esito di lunghissime discussioni, non sono un esercizio dialettico. Sono l’esercizio della democrazia. Ognuno di noi, quando si presenta in Consiglio europeo, lo fa con alle spalle un mandato del proprio parlamento. Quel Parlamento, a sua volta, opera secondo un mandato popolare. Per questa ragione le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione, o addirittura ribaltate, da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche, di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni, e che forse anche per questo hanno finito per perdere il contatto con la realtà.

Lo abbiamo visto con l’attuazione del principio della neutralità tecnologica, lo abbiamo visto con il recente atto delegato in materia di revisione dei benchmark ETS – di cui chiediamo una revisione urgente – e lo stiamo vedendo nelle prime anticipazioni del contenuto della revisione organica del sistema ETS attesa per luglio. Dal focus sulla riduzione dell’impatto sui prezzi dell’energia, man mano stiamo passando alla possibile introduzione di nuovi meccanismi che potrebbero addirittura finire per bloccare il meccanismo, invece di semplificarlo, come era richiesto.

Lo dico qui, dopo averlo ribadito anche in occasione della videoconferenza sulla competitività di lunedì organizzata insieme al Cancelliere tedesco Friedrich Merz e al Primo Ministro belga Bart De Wever, perché chiedo un mandato chiaro a tenere il punto su questo tema. Anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo sperare di rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita per il continente.

Altra questione fondamentale in materia di competitività è quella legata al commercio internazionale. In una fase in cui pratiche commerciali sleali mettono sotto pressione la competitività dell’industria europea, anche in settori strategici per la nostra sicurezza economica, è essenziale che l’Ue rafforzi i propri strumenti di difesa commerciale, così da garantire condizioni di concorrenza eque, proteggere la capacità produttiva e salvaguardare occupazione e investimenti.

È un’esigenza che viene rivendicata con forza dal mondo produttivo italiano ed europeo, che chiede strumenti più efficaci e tempestivi per contrastare distorsioni del mercato sempre più frequenti. Per questo l’Italia, insieme ad altri Stati membri, ha avanzato proposte volte a rendere più incisiva l’azione dell’Unione.

Non si tratta di chiudersi agli scambi internazionali né di agire contro specifici Paesi, ma di assicurare quella reciprocità senza la quale la nostra civiltà è un fardello e non un faro, in materia di diritti, standard di sicurezza, equità, giustizia.

In questo quadro si inserisce anche il nuovo sistema europeo di controllo degli investimenti esteri, che consentirà una valutazione più attenta delle operazioni suscettibili di incidere sulla sicurezza nazionale o di generare dipendenze strategiche in settori essenziali. È importante sottolineare che, grazie anche all’impegno dell’Italia, la decisione finale continuerà a spettare agli Stati membri, nel pieno rispetto delle rispettive prerogative nazionali.

Le dipendenze economiche strategiche, in particolare nel campo delle materie prime critiche e delle terre rare – ma pensiamo anche al tema dei fertilizzanti che sono così cruciali per la nostra sicurezza alimentare – rappresentano oggi una delle principali sfide geopolitiche. Per affrontarle occorre anzitutto diversificare le fonti di approvvigionamento, ampliando la rete dei partenariati strategici e degli accordi commerciali dell’Unione europea.

E allo stesso tempo, è fondamentale consolidare la cooperazione con i nostri partner più stretti per costruire catene del valore più affidabili e sicure nei settori tecnologici e industriali più avanzati.

Strategia nella quale si inserisce anche il Piano Mattei, con il quale l’Italia promuove, con Paesi ricchi di risorse strategiche, partenariati di lungo periodo basati su una collaborazione paritaria e di reciproco beneficio.

La sicurezza economica è, insomma, parte integrante della sicurezza nazionale ed europea. Difendere la competitività delle nostre imprese, ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza delle nostre filiere significa garantire crescita, occupazione e autonomia decisionale all’Europa del futuro.

Tutte queste priorità, chiaramente, dovranno trovare spazio anche nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, ovvero il bilancio dell’Unione europea.

Grazie anche all’impegno italiano, nel corso degli ultimi mesi sono stati compiuti importanti progressi nel negoziato: è stata riconosciuta la possibilità per gli Stati membri di aumentare le dotazioni per la Politica Agricola Comune, sono state rafforzate le garanzie a tutela delle regioni, siamo riusciti a ottenere maggiori tutele in favore delle PMI nel Fondo per la Competitività, è stato riconosciuto il principio della neutralità tecnologica nella decarbonizzazione industriale.

Ma la strada da fare è ancora lunga, perché la proposta possa rappresentare un compromesso maturo e soddisfacente.  E sul piano del metodo, voglio sottolineare ancora una volta, al Consiglio europeo, che non intendiamo assecondare, o vincolarci, a tempi di negoziato predefiniti e artificiali. L’Italia si assumerà le responsabilità di un accordo solamente quando saremo certi di aver raggiunto il miglior compromesso possibile, per la nostra Nazione e per l’Europa nel suo complesso.

Detto questo, la novità del prossimo Consiglio è che per la prima volta si parlerà dei numeri del prossimo QFP. Quindi, vale la pena ribadire almeno tre concetti per noi fondamentali.

  1. Non accetteremo un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l’Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori.
  2. I cosiddetti “rebates” vanno eliminati. Se si arriverà a mantenere questo sistema anacronistico chiederemo che, in qualità di terzo contributore netto al bilancio della Ue, anche l’Italia goda dello stesso privilegio.
  3. Chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali, deve guardare altrove. Da parte nostra, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della PAC, della Pesca e della Coesione. Piuttosto, si comincino a tagliare le spese per l’Amministrazione europea, che nella proposta della Commissione vengono aumentate di più del 20%, segnale in totale controtendenza rispetto a quelli che noi cerchiamo di dare ogni giorno e che vengono richiesti a noi.

Dopodiché, come dicevo, nuove priorità chiamano nuove risorse. Stiamo analizzando e discutendo il pacchetto di nuove risorse proprie, incluse quelle avanzate dal Parlamento europeo. Siamo aperti ad analizzare alcune di queste proposte, come un intervento sui profitti derivati dalle criptovalute o forme di Digital tax europea. Ma il nostro principio guida sulle risorse proprie rimane lo stesso: le entrate del bilancio Ue si possono incrementare solo a patto che questo non si ripercuota su imprese, cittadini e finanze pubbliche.

Accanto al più ampio tema dei numeri, nelle prossime settimane saranno oggetto della nostra massima attenzione anche alcuni aspetti apparentemente più tecnici, ma con implicazioni decisive sulla capacità di spesa dei fondi UE e sull’equità fra Stati membri.
Faccio qui riferimento al tema della condizionalità, in tutte le sue forme, che può rappresentare un vero e proprio ostacolo ad un’attuazione efficace del prossimo bilancio. Siamo certamente a favore di regole chiare ma non siamo a pronti a consegnare a chicchessia strumenti di pressione indebita sull’attività di governi nazionali e sovrani.

Parto dal principio “Do no significant harm”, letteralmente “non arrecare danni significativi”. Nelle intenzioni della Commissione, la sua applicazione potrebbe tradursi nell’esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali. Questo è esattamente quello che non vogliamo e che non siamo disposti ad accettare: in un mondo in cui Stati Uniti e Cina mobilitano miliardi e miliardi per incentivare la propria industria e la propria competitività, l’Europa non può fare la scelta diametralmente opposta, cioè quella di rappresentare essa stessa un ostacolo alla propria industria e alla propria competitività.

Altro tema fondamentale è quello della condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto. Ora, qui, prima che l’opposizione tiri fuori il suo ridicolo armamentario sul governo illiberale, voglio ribadire una cosa lapalissiana per chiunque mantenga un briciolo di onestà intellettuale: questo Governo non è contro lo Stato di diritto. Tutt’altro. Questo Governo sa, però, che nella civiltà occidentale il fondamento dello stato di diritto è l’uguaglianza di fronte alla legge.

Quindi se di Stato di diritto vogliamo parlare, il principio va rispettato da tutti alla stessa maniera, Commissione europea inclusa. Non è concepibile che un documento informale, la Relazione annuale sullo Stato di diritto, predisposta da funzionari della Commissione sulla base di articoli di giornale e non da istanze giurisdizionali, possa assumere un carattere vincolante capace di bloccare, senza contraddittorio, l’erogazione dei fondi a uno Stato Membro.

E deve far riflettere, colleghi, il fatto che Paesi accusati di violare lo Stato di diritto quando sono governati da maggioranze reputate sgradite diventino poi di colpo pienamente in linea con i principi europei al cambio di governo, pur rimanendo inalterate le leggi contestate. Continueremo a lavorare per correggere queste distorsioni, perché sono lontane dall’idea di Europa che abbiamo in mente.

Allo stesso tempo, intendiamo contrastare ogni proposta volta a fare aumentare i controlli e le condizionalità al crescere dei fondi europei assegnati. La nostra posizione su questo è chiara: le regole devono valere per tutti allo stesso modo. Si tratta di uno dei principi base iscritti nei Trattati.

In definitiva, continueremo a lavorare strenuamente per un bilancio efficace, che sostenga gli Stati membri senza diventare uno strumento di pressioni per finalità per cui i Trattati ed i Regolamenti europei vigenti prevedono già strumenti dedicati, a partire dalle procedure di infrazione e dal ruolo della Corte di Giustizia.

Infine, anche in questo Consiglio europeo, torneremo a parlare di immigrazione.
La scorsa settimana è stato raggiunto a Bruxelles l’accordo sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri. Un accordo storico, frutto soprattutto del nostro lavoro, grazie chi non ha diritto a restare nell’Unione europea potrà essere rimpatriato in modo più rapido ed efficace. E grazie al quale sarà possibile aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, seguendo la strada avviata con il tanto contestato protocollo Italia/Albania. Una soluzione innovativa che in tanti hanno contrastato, ma che grazie a questo Governo è diventata, oggi, uno strumento a disposizione dell’Europa intera.
Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito, rimpatriare subito chi non ha diritto a stare qui: l’Italia ha indicato la strada, e oggi l’Europa la sta percorrendo.

E un successo simile lo abbiamo raccolto anche in tema di convenzioni internazionali, attraverso un processo, avviato lo scorso anno da Italia e Danimarca, che ha portato all’adozione a Chisinau, il 15 maggio, della Dichiarazione su migrazioni e Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, sottoscritta da tutte le 47 Nazioni che compongono il Consiglio d’Europa.  Un risultato impensabile solo un anno fa, quando insieme al Primo Ministro danese Frederiksen ho promosso una prima lettera aperta in questo senso. Una dichiarazione che ha riconosciuto, tra le altre cose, la legittimità per gli Stati membri di perseguire soluzioni innovative, appunto, come il trattamento in paesi terzi delle domande di asilo.

La sicurezza dei confini, tuttavia, non può essere considerata solo in chiave migratoria. Deve estendersi alle altre grandi emergenze del nostro tempo, ambiti nei quali l’Italia sta assumendo un ruolo sempre più centrale, contribuendo a orientare il dibattito e a promuovere soluzioni concrete. Mi riferisco, innanzitutto, all’impegno contro il traffico di droga, che trova concreta attuazione nei principali contesti multilaterali, dall’ONU al G7, dall’Ue alla Comunità politica europea, dove, insieme alla Francia, abbiamo lanciato la Coalizione Europea contro le droghe (ECAD) che vede, ad oggi, l’adesione di oltre 30 Nazioni europee. Nei prossimi mesi il nostro Paese ospiterà inoltre due importanti appuntamenti internazionali: il primo, a Palermo, dedicato alla sicurezza dei porti; il secondo, presso la Comunità di San Patrignano, eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale, incentrato sulla prevenzione e sul recupero dalle tossicodipendenze.

Mi riferisco, poi, anche alla situazione epidemiologica nell’Africa centrale, legata al recente focolaio del virus Ebola registrato nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Nei giorni scorsi ho scritto ai Vertici europei per chiedere, nel pieno rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un rafforzamento del coordinamento delle attività di vigilanza alle frontiere, anche attraverso l’adozione di regole comuni per la gestione degli arrivi, diretti e indiretti, di persone potenzialmente esposte al virus. Da questa iniziativa sono scaturiti incontri tra i Ministri competenti che consentiranno, nel corso del Consiglio europeo, di assumere decisioni concrete, coordinate la protezione dei cittadini europei.

Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,

come si vede, il contesto è complesso e delicato. In questo scenario, l’Italia sa che la sfida più importante è saper scegliere ciò che è più giusto in luogo di ciò che è più facile. Per farlo, continueremo a interpretare con lucidità i cambiamenti dello scenario internazionale e a promuovere soluzioni pragmatiche ed efficaci, difendendo i nostri valori e i nostri interessi.

Continueremo, cioè, ad agire con realismo e determinazione, senza cedere alle semplificazioni, senza nascondere la realtà dei fatti. Perché le decisioni più importanti per il futuro dell’Europa richiedono anzitutto il coraggio della verità.
È con questa consapevolezza che parteciperemo al prossimo Consiglio europeo: non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo.

Questa, del resto, è la linea che abbiamo seguito finora. Una linea fondata sulla chiarezza delle scelte, sulla serietà degli impegni assunti, sulla difesa dell’interesse nazionale, nel quadro di una dimensione europea.

Una strada che non promette scorciatoie, ma risultati. Non cerca il consenso più facile, ma le decisioni più giuste. Ed è su questa strada, ancora una volta, che chiediamo il sostegno di questo Parlamento.

Vi ringrazio.

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Siena, Ludus Teatri di Siena 2025/2026: il teatro incontra la scuola Gli alunni della Pascoli protagonisti de “La Tempesta” di Shakespeare

Evento conclusivo ieri, mercoledì 10 giugno presso la scuola

Un percorso di scoperta, creatività e crescita che ha portato i giovani studenti senesi di scuola primaria a vivere il teatro non solo come spettatori, ma come autentici protagonisti di una riscrittura shakespeariana. Nell’ambito del progetto Ludus – Didattica Teatrale 2025/2026, promosso dai Teatri di Siena con il sostegno del Comune di Siena, gli alunni delle classi quinta A e quinta C della scuola primaria “Giovanni Pascoli” dell’Istituto Comprensivo “Mattioli” hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino il mondo del teatro e di preparare una personale rilettura de La Tempesta” di William Shakespeare in lingua originale, con un progetto multidisciplinare che unisce un approccio pratico dello studio della lingua inglese e didattica teatrale, con la composizione di inserti musicali inediti.

 

L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto Ludus, ideato e fortemente voluto dal direttore artistico dei Teatri di SienaVincenzo Bocciarelli, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra scuola, teatro e territorio attraverso percorsi educativi inclusivi, capaci di valorizzare il linguaggio teatrale come strumento di espressione, relazione e partecipazione. “Il teatro – sostiene Bocciarelli – rappresenta uno straordinario strumento educativo perché permette ai bambini di sviluppare immaginazione, capacità relazionali e consapevolezza di sé. Attraverso Ludus desideriamo avvicinare le nuove generazioni al patrimonio culturale della città, offrendo loro la possibilità di vivere il teatro dall’interno e di sentirsi parte attiva di questo luogo. Vedere i ragazzi confrontarsi con materia shakespeariana con entusiasmo e curiosità è il segno più bello del valore di questo progetto”.

La didattica del progetto è stata curata dall’associazione Venti d’arte Aps, attraverso un laboratorio educativo coordinato da Francesco Tomei Burcu Duran Tomei, che hanno accompagnato gli alunni nell’avvicinamento al testo shakespeariano e nella costruzione della riscrittura originale. La rappresentazione finale de “La Tempesta” è andata in scena con grande successo presso il plesso scolastico ieri, mercoledì 10 giugno, e ha costituito un momento conclusivo di un percorso che ha trasformato il teatro in uno spazio di incontro, scoperta e immaginazione, dimostrando come arte ed educazione possano dialogare efficacemente per la crescita delle nuove generazioni. Attraverso il teatro, gli alunni hanno potuto sperimentare un apprendimento attivo e coinvolgente della lingua inglese, sviluppando competenze comunicative, capacità di ascolto, pronuncia e comprensione del testo in modo naturale e creativo. L’interpretazione dei personaggi e la messa in scena hanno trasformato l’inglese da materia di studio a strumento vivo di espressione, favorendo la partecipazione, la fiducia in sé stessi e la motivazione all’apprendimento.

Un ringraziamento particolare alla dirigente scolastica del comprensivo Mattioli Rosa Laura Ancona; a Cristina Cerofolini e Deborah Ferri e tutti i docenti della primaria Pascoli che hanno seguito il progetto collaborando attivamente; a Giacomo Rossi e Valentina Romi e Viola Cioni del Centro Studi Danza Poggibonsi Siena Sovicille che sono stati coinvolti per arricchire il progetto di elementi musicali e coreografici.

 

ludus

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Siena, Open Week Emicrania di Fondazione Onda ETS: colloqui in presenza ad accesso libero all’AOUS il 17 giugno

Una giornata dedicata all’emicrania, con servizi gratuiti clinico-diagnostici e informativi: il 17 giugno l’Azienda ospedaliero-universitaria Senese aderisce all’(H)Open Day sull’emicrania, giunto alla sua quarta edizione, promosso da Fondazione Onda ETS. In oltre 140 ospedali del network con il Bollino Rosa (l’AOUS ne ha tre per l’elevata attenzione nella cura delle donne), vengono offerti gratuitamente alla popolazione visite neurologiche, consulenze con gli esperti, test, conferenze e materiale informativo.

In particolare, all’AOUS, mercoledì 17 giugno dalle ore 13 alle 16, le dottoresse Alessandra Rufa e Stefania Battistini Stefania, afferenti alla UOC Neurologia diretta dal professor Nicola De Stefano, effettuano colloqui in presenza, ad accesso libero. Tali colloqui si tengono nell’ambulatorio n. 4 della Libera Professione situato al lotto 1, piano 1.

L’emicrania è una malattia neurologica cronica e disabilitante, caratterizzata da attacchi ricorrenti di cefalea di intensità moderata o severa, spesso associati a nausea, vomito e ipersensibilità agli stimoli sensoriali. A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la terza malattia più frequente e la seconda più disabilitante, interessando circa il 14% della popolazione adulta mondiale. In Italia si stimano oltre 6 milioni di persone affette, di cui circa il 70% donne, interessate dalla malattia con una frequenza circa tre volte superiore rispetto agli uomini, in larga parte per il ruolo degli ormoni sessuali femminili. Nonostante l’elevata diffusione e il forte impatto, l’emicrania rimane ancora oggi sotto-diagnosticata e sotto-trattata, con tempi d’attesa per una prima visita che possono variare tra i due e i sei mesi e un persistente rischio di cronicizzazione.

L’elenco completo delle strutture aderenti e dei servizi disponibili è consultabile sul sito di Fondazione Onda ETS al link https://iniziative.fondazioneonda.it/ricerca/index/w44

 

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Siena, Montepulciano e Università insieme per il clima: approvato accordo per Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

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Siena, il confronto sul lavoro povero: “Non basta più lavorare per vivere dignitosamente”

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Lavorare in povertà Tickets, Wednesday, June 10 • 2 PM - 4 PM | Eventbrite

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Provincia di Siena: Dal Comune di San Gimignano il patrocinio gratuito al Toscana Pride

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Siena, “Uno strumento in più per risolvere le controversie”: l’accordo sulla giustizia

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Provincia di Siena: Pienza celebra l’amicizia tra Leone Piccioni e Mario Luzi nel trentennale Unesco

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Provincia di Siena: Boxe, Campionati Italiani maschili Under 17 a Chianciano Terme

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Siena: Approvato il bilancio 2025 di Unicoop Firenze, utile di esercizio di 20,4 milioni di euro

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Siena: Il fascino del turismo genealogico e la caccia alle proprie radici familiari nei borghi senesi

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Siena, Confesercenti: “Serve una mobilitazione nazionale per salvare i centri storici”

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Provincia di Siena, Incidente: auto fuori strada sulla SP62, 54enne trasportato alle Scotte

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Palio di Legnano, Contrada San Bernardino: NBS – sagra della pizza fritta

La Contrada San Bernardino informa che

da venerdì 12 a domenica 14 giugno si terrà,
presso il Maniero di via Somalia, 13

la

Sagra della Pizza Fritta e della Cucina Napoletana

La stagione delle Sagre in Contrada prosegue anche nel mese di giugno con un attesissimo ritorno
per tutti gli appassionati della cucina napoletana. Un intero weekend all'insegna di Pizza Fritta e
molte altre specialità!
ORARI
Venerdì e sabato: 19.00 – 24.00
Domenica: 12.00 – 15.00 e 19.00 – 24.00
Consigliata la prenotazione a questo link https://forms.gle/FwdEQDjxGx6V5wzy5
Posti limitati
Possibilità anche di servizio da asporto
Allegata la locandina dell’evento.
Contrada San Bernardino
La Segreteria

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante pizza e il seguente testo "SAGRA PIZZA FRITTA E CUCINA NAPOLETANA 12-13-14 GIUGNO CONTRADA SAN BERNARDINO LEGNANO (MI) SAGRE"

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Provincia di Siena: Torre di Pulcinella. L’impegno della comunità per il prezioso restauro

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Siena, Cento anni di Circolo Tennis. Ricorrenza celebrata in Comune: “Un secolo di sport e passione”

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Provincia di Siena, Radicondoli: teleriscaldamento. Servizio fermo fino al 17 giugno per i lavori di manutenzione

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Siena: Siena Photo Awards senza confini, 40mila candidature da 163 Paesi

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Provincia di Siena: Torrita Blues. Palco d’autore da trentotto anni

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Siena: Villa Volte Alte riapre. Gli Arcangeli di Inglesi

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Provincia di Siena, Sfida del ’Gruppo Giovani’: “Vogliamo creare armonia e valorizzare il territorio”

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Siena, Studenti verso la maturità: “L’ultima grande fatica poi le vacanze… in Grecia”

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Provincia di Siena, Rifiuti abbondonati: polemica

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Siena: Casa della comunità, i servizi socio-sanitari disponibili nelle 24 ore e sette giorni su sette

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Siena, Pianificazione e consapevolezza: il nuovo approccio delle famiglie all’educazione finanziaria

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Siena, Mps, Lega: “Il nome della città deve rimanere, toglierlo sarebbe un sacrilegio”

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Siena, Mps, Tucci (FdI): “Non è solo una banca, ma elemento identitario per la città”

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Provincia di Siena: A Trequanda la seconda edizione del Cacciaconti Music Festival

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Siena, In un PalaEstra da urlo la Mens Sana batte Lucca: si va a Gara 3

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Siena, Torna il Graduation Day in Piazza del Campo: circa 800 laureati per la cerimonia dell’Università

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Provincia di Siena, Il “filo rosso” della solidarietà unisce la Val d’Arbia: presentati gli striscioni per la donazione di sangue realizzati dagli studenti di Monteroni e Murlo

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Provincia di Siena: World Athletics e Technogym scelgono il Tuscany Camp per il debutto internazionale di RunX

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Siena, Rassegna della Canzone Senese dei Gruppi Piccoli: tutte le esibizioni – Le foto

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Siena, Mps, D’Ercole: “La banca è un patrimonio di tutti, nessuno sia escluso dal tavolo istituzionale”

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Provincia di Siena: Poggibonsi, incidente fra moto da cross, un 18 enne alle Scotte un minorenne a Campostaggia

Intervento del 118 dell’Asl Tse, attivato alle ore 17:04, per un incidente tra due moto da cross a Poggibonsi in località Gavignano. Un giovane di 18 anni è stato trasportato in codice 2 alle Scotte, mentre un minorenne è stato trasportato in codice 2 a Campostaggia. Sono intervenuti l’automedica di Campostaggia, l’ambulanza della Pubblica Assistenza di Poggibonsi, l’ambulanza della Misericordia do Colle Val d’Elsa, i Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine.

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Italia: Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 177

Il Consiglio dei Ministri si è riunito mercoledì 10 giugno 2026, alle ore 12.20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. Segretario, il Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.

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DISPOSIZIONI ATTUATIVE IN MATERIA DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il pacchetto attuativo in materia di intelligenza artificiale all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri costruisce una risposta normativa organica alla trasformazione tecnologica in corso. La scelta di fondo è promuovere l’innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica: l’IA può sostenere decisioni, servizi, formazione e competitività, ma non sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali.

La linea comune delle misure è tenere insieme crescita e garanzie: competenze diffuse attraverso formazione mirata sin dalla formazione scolastica, e quindi in base agli specifici settori di appartenenza, tutela della persona nei rapporti di lavoro, accesso effettivo alla giustizia in caso di danno, presidi penali per le violazioni più gravi, autorità coordinate e investimenti capaci di far nascere un sistema nazionale competitivo e sicuro.

Dapprima con la legge n. 132/25 e oggi con I decreti attuativi, l’Italia è all’avanguardia in Europa, perché è Nazione che si dota del primo quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale, pienamente coerente con l’AI Act europeo.
Questi schemi di decreti legislativi hanno conosciuto oggi l’esame preliminare del Consiglio dei Ministri. Poi ci sarà il vaglio delle Commissioni parlamentari; delle Conferenza delle Regioni; delle Authority competenti.

I decreti sono coerenti e conformi all’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689): non introducono una disciplina alternativa rispetto al quadro europeo, ma ne assicurano l’attuazione nell’ordinamento nazionale. Sia al momento della redazione del ddl, poi divenuto legge, sia adesso, nel lavoro riguardante i decreti attuativi, il Governo ha mantenuto un dialogo costante con la Commissione europea, a livello informale con riunioni e interlocuzioni, a livello formale, nell’ambito della procedura di notifica di alcune parti della legge IA. L’attuazione con i decreti delegati fa tesoro di tutte le considerazioni espresse in tali interlocuzioni bilaterali, rispettando la completezza della disciplina UE in materia di definizione dei requisiti fondamentali dei sistemi di IA, senza sovrapposizioni. Dunque, la disciplina attuativa italiana non solo non contrasta col regolamento europeo, ma ne rappresenta il compimento per quelle tecniche di disciplina che rientrano nella competenza dello Stato.

Il tratto qualificante dei decreti delegati, come già era stato della legge 132/25, è l’impostazione antropocentrica. Le norme costruiscono una cornice di garanzie affinché l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. È una impostazione in oggettiva sintonia, pur nella diversità degli ambiti, con l’ispirazione dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. È comune il messaggio di fondo: la tecnica non può diventare misura dell’umano, né sostituirsi alla coscienza, alla responsabilità e al discernimento dell’uomo. L’intelligenza artificiale è una risorsa solo se resta governata da una visione etica e umanistica, che coniughi innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.

Nel dettaglio, il Consiglio dei Ministri ha esaminato e approvato i seguenti due decreti legislativi:

A) Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di poteri delle Autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione (decreto legislativo – esame preliminare)

1. FORMAZIONE

La formazione è la condizione abilitante della strategia nazionale sull’IA: non semplice addestramento tecnico, ma alfabetizzazione critica, consapevolezza dei rischi, capacità di interpretare gli output, responsabilità nell’uso degli strumenti.

1.1 Scuola

Nella scuola l’intelligenza artificiale entra stabilmente nei percorsi educativi come contenuto da conoscere e come strumento per innovare la didattica. Si tratta non di inseguire la tecnologia, ma di rafforzare la missione educativa della scuola. Con l’attuazione della delega si interviene in tutti i settori della formazione scolastica, prevedendo misure specifiche per docenti, studenti ed adulti.

Aggiornamento delle indicazioni nazionali (“programmi scolastici”) del secondo ciclo, per integrare tecnologie avanzate e IA generativa nei percorsi di studio.

Inserimento dell’IA nell’educazione civica, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale.

Rafforzamento delle competenze STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e dell’orientamento scolastico, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche.

Formazione stabile dei docenti su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’IA.

A supporto delle scuole sono previsti comitati tecnico-etici territoriali, organizzati in rete, con funzioni di indirizzo pedagogico, accompagnamento alla sperimentazione didattica, tutela dei diritti fondamentali e protezione dei dati. Essi contribuiscono anche all’aggiornamento dei regolamenti di istituto, così da rendere l’uso dell’IA sicuro e verificabile.

Importanti novità sono le misure per fronteggiare l’emergenza educativa legata all’abuso di social media, piattaforme digitali e IA. La scuola diventa presidio di prevenzione e benessere digitale: è previsto un piano di formazione dei docenti, con una dotazione di 100 milioni di euro, per rafforzare la capacità del sistema scolastico di prevenire rischi, dipendenze digitali, opacità algoritmica e forme di condizionamento dei minori.  Si prevede anche il coinvolgimento delle famiglie al fine di favorire il benessere integrale della persona e dei minori nello spazio digitale.

Le misure si estendono alla formazione degli adulti, con percorsi strutturati di alfabetizzazione e formazione sull’IA, con riconoscimento delle competenze già acquisite e sostegno ai processi di aggiornamento, riqualificazione professionale e reinserimento nel mercato del lavoro.

Si promuove l’integrazione di attività formative dedicate all’Intelligenza Artificiale nei percorsi dell’istruzione superiore e negli ITS Academy per valorizzarne il ruolo

1.2 Università, AFAM, ITS Academy e ricerca

L’IA non riguarda solo i percorsi specialistici: per il suo impatto orizzontale entra, attraverso contenuti adeguati, nei diversi ambiti della formazione universitaria, AFAM e tecnico-professionale.

Università e istituzioni AFAM integrano attività formative sull’utilizzo sicuro e consapevole dei sistemi di IA, anche con modalità laboratoriali e interdisciplinari.

I contenuti minimi riguardano funzionamento dei sistemi, interpretazione degli output, profili giuridici, rischi di cybersicurezza e impatto sui diritti.

I contenuti formativi minimi richiedono anche integrazioni interdisciplinari nei corsi per garantire la comprensione tecnica, l’utilizzo consapevole anche sotto il profilo giuridico delle tecnologie, e la corretta interpretazione della produzione di tali sistemi in termini di previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni. Le norme introdotte consentono una visione sistemica delle competenze digitali con l’incrocio di competenze (integrazione dei profili etici e giuridici per i corsi universitari con profilo scientifico; integrazione di profili tecnici per i corsi universitari con prevalente profilo economico o giuridico).

L’ANVUR monitora la qualità dell’offerta formativa sulla base delle indicazioni del Ministro dell’Università e della ricerca, anche ai fini delle politiche di incentivazione.

Le attività di divulgazione scientifica, alfabetizzazione e formazione professionale svolte da docenti e ricercatori sono valorizzate anche ai fini della valutazione e della progressione di carriera.

Gli ITS Academy sono valorizzati come segmento strategico del sistema terziario superiore: integrano formazione, innovazione e fabbisogni produttivi e preparano figure capaci di operare in contesti ad alta intensità tecnologica.

1.3 Pubblica amministrazione: formazione del personale pubblico e raccordo con la SNA

Nella pubblica amministrazione l’intelligenza artificiale può trasformarsi più direttamente in valore pubblico: servizi più semplici, procedimenti più rapidi, migliore capacità di programmazione e decisioni amministrative più comprensibili. Per questo il ruolo del Ministero per la pubblica amministrazione è strategico: non si tratta solo di promuovere corsi sull’uso degli strumenti, ma di orientare l’intera trasformazione delle competenze pubbliche, collegando innovazione tecnologica, semplificazione amministrativa, tutela dei diritti e qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese.

Le disposizioni attuative prevedono che le amministrazioni introducano sistemi di IA nelle politiche di reclutamento, formazione e innovazione organizzativa, con l’obiettivo di semplificare l’azione amministrativa e accelerare i procedimenti. In questa cornice, il Ministro per la Pubblica amministrazione assume una funzione di indirizzo e coordinamento: individua fabbisogni comuni, definisce priorità formative, promuove percorsi omogenei tra amministrazioni centrali e territoriali e impedisce che l’adozione dell’IA proceda in modo frammentato o diseguale.

La formazione del personale pubblico diventa così una leva di riforma amministrativa. Deve mettere i dipendenti nelle condizioni di comprendere il funzionamento dei sistemi, interpretarne correttamente gli output, riconoscerne limiti, errori e possibili bias, proteggere dati e sicurezza, e garantire una sorveglianza umana effettiva. L’IA può assistere l’azione amministrativa, ma la responsabilità della decisione deve restare chiara, verificabile e imputabile a persone competenti.

alfabetizzazione di base per tutti i dipendenti pubblici, per diffondere consapevolezza su opportunità, rischi, trasparenza, protezione dei dati e uso corretto degli strumenti;

riqualificazione professionale in relazione ai percorsi specialistici nei procedimenti amministrativi, nei servizi al cittadino, nella gestione documentale, nel reclutamento e nell’analisi dei dati;

alta formazione per dirigenti, responsabili della transizione digitale, uffici del personale e figure chiamate a governare il cambiamento organizzativo e a misurarne l’impatto sul valore pubblico;

Il raccordo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione consentirà di tradurre l’indirizzo del Ministero in moduli e percorsi formativi comuni, aggiornati e differenziati per funzioni e livelli di responsabilità.

1.4 Operatori sanitari

L’intelligenza artificiale assume un rilievo crescente per i medici e i professionisti sanitari, anzitutto come strumento di supporto clinico, consentendo al professionista di prendere decisioni in modo più veloce e appropriato, e di fatto inizia ad essere largamente diffusa. Proprio per questo i decreti delegati prevedono che l’uso dei sistemi deve essere accompagnato da una formazione uniforme, permanente e non limitata alle competenze tecniche.

La formazione sull’IA è inserita obbligatoriamente, con una specifica percentuale, nel programma di Educazione Continua in Medicina (ECM).

I contenuti riguardano l’uso operativo degli strumenti, ma anche profili deontologici, etici e giuridici, affinché il professionista mantenga piena responsabilità clinica.

La formazione sull’IA diventa parte integrante anche della formazione manageriale rivolta ai dirigenti sanitari al fine di garantire maggiore efficienza nella gestione e nell’organizzazione dei servizi sanitari, come ad esempio nel governo delle liste d’attesa e nella razionalizzazione degli sprechi.

Il riferimento alla Piattaforma “MIA”, finanziata nell’ambito del PNRR e in sperimentazione da parte di Agenas, conferma la scelta di promuovere strumenti istituzionali affidabili, sicuri e di qualità per il Servizio sanitario nazionale. L’IA può contribuire anche all’efficienza organizzativa, ad esempio nel governo delle liste d’attesa e nella riduzione degli sprechi.

1.5 Professioni

Per le professioni l’intervento introduce l’alfabetizzazione sull’IA nella formazione iniziale e continua. La responsabilità resta in capo al professionista e non si trasferisce allo strumento tecnologico.

I percorsi formativi degli ordini coprono tre piani: tecnico (funzionamento, potenzialità e limiti dei sistemi), giuridico (regolamento europeo e norme nazionali) e deontologico. Quest’ultimo è il profilo di maggiore rilievo in quanto riguarda la responsabilità del professionista nell’uso dell’IA, gli obblighi informativi verso il cliente e il rispetto del principio antropocentrico della legge 132 del 2025.

Gli ordini adeguano i propri regolamenti entro sei mesi, secondo le procedure di ciascuna categoria, con il coinvolgimento dell’autorità vigilante quando previsto.

L’uso dell’IA rileva anche ai fini dell’equo compenso, attraverso parametri commisurati alla classificazione di rischio del sistema impiegato. I decreti che fissano i parametri dell’equo compenso — comprese le tariffe forensi — sono integrati entro dodici mesi. Si assicura, così, che il compenso rifletta l’effettivo apporto professionale e il livello di responsabilità connesso all’uso dell’IA, con parametri trasparenti a tutela tanto del professionista quanto del cliente.

La disciplina evita che l’automazione svaluti il lavoro intellettuale. Al contrario, riconduce l’IA a criteri trasparenti e oggettivi, tutelando tanto il professionista quanto il cliente e applicando il principio antropocentrico alla dimensione professionale.

2. TUTELA DEI LAVORATORI

Nei rapporti di lavoro l’IA può supportare analisi e organizzazione, ma non può sostituire il decisore umano nelle scelte che incidono sui diritti fondamentali della persona.

Con il decreto delegato in materia di Lavoro si afferma un principio essenziale: le decisioni concernenti la costituzione, la modifica o la risoluzione del rapporto di lavoro, compresi provvedimenti disciplinari e licenziamenti, non possono essere adottate unicamente sulla base di un trattamento automatizzato. La decisione finale è riservata a una persona fisica dotata di poteri decisionali.

Con le misure introdotte coi decreti delegate si bilancia innovazione tecnologica e tutela sociale, prevenendo opacità, automatizzazione incontrollata e discriminazioni. L’uso dei sistemi di IA deve avvenire nel rispetto della dignità, della riservatezza e del principio di non discriminazione in conformità con l’AI ACT e le norme della legge italiana sull’intelligenza artificiale.

Prima dell’avvio del trattamento, il datore di lavoro deve adempiere agli obblighi informativi previsti dalla normativa vigente.

Il lavoratore ha diritto, su richiesta e con l’intervento di una persona fisica, a una motivazione intelligibile della decisione che lo riguarda.

La motivazione deve indicare l’eventuale incidenza del sistema di IA sul processo decisionale e i principali parametri considerati.

Restano fermi il diritto di accesso ai dati.

Il licenziamento intimato in violazione del divieto di decisione esclusivamente automatizzata è nullo.

La norma non frena l’innovazione nei processi aziendali; ne definisce il perimetro costituzionalmente compatibile. L’IA può essere uno strumento di efficienza e supporto, ma le scelte che incidono sulla vita lavorativa delle persone devono rimanere comprensibili, verificabili e imputabili a un decisore umano.

3. GIUSTIZIA: FORMAZIONE DEI MAGISTRATI

Nel settore giustizia la formazione sull’IA è una condizione di affidabilità fondamentale per assicurare che la decisione sia del magistrato e non della macchina: garantisce che gli strumenti tecnologici restino supporti all’attività umana e non sostituiscano il giudizio del magistrato.

La disciplina prevista dal decreto delegato raccorda la formazione del personale dell’amministrazione di giustizia con gli obblighi europei di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale.

I percorsi formativi si articolano su tre piani: tecnico, per conoscere funzionamento, potenzialità, limiti, tecniche di interrogazione e cybersicurezza; giuridico, per comprendere il Regolamento europeo, la normativa nazionale e i principi della legge n. 132 del 2025; organizzativo e valoriale, per valutare l’impatto sull’amministrazione della giustizia, sul lavoro degli uffici e sui diritti fondamentali.

La formazione è differenziata per funzione e per livello di rischio dei sistemi, aggiornata periodicamente e finalizzata in particolare alla sorveglianza umana sui sistemi ad alto rischio (la giustizia è attività di alto rischio secondo l’AI ACT).

Le nuove norme attribuiscono alla Scuola Superiore della Magistratura il compito di formare i magistrati nell’uso dell’IA, in conformità a linee programmatiche predisposte dal Ministero della Giustizia e a quelle del CSM già previste in generale dalla legge. L’uso dell’IA lascerà naturalmente e doverosamente intatta la discrezionalità del magistrato nell’interpretazione e applicazione della legge, come già previsto dalle norme europee e dalla legge del 2025. Il Comitato direttivo della Scuola in carica sta già svolgendo numerosi corsi formativi sull’IA. Il punto qualificante dei corsi di formazione è che l’IA non sostituisce lo ius dicere: può migliorare organizzazione, ricerca e strumenti di supporto, ma la decisione deve restare presidiata dalla competenza, dall’indipendenza e dalla responsabilità della persona.

4. AUTORITÀ NAZIONALI IA

La governance nazionale dell’IA deve essere chiara, cooperativa e proporzionata: regole certe per tutelare i diritti, senza frenare ricerca, sperimentazione e sviluppo industriale.

Il decreto definisce l’assetto nazionale delle autorità coinvolte nell’attuazione dell’AI Act. Il fulcro della governance è costituito da AgID, quale autorità di notifica, e da ACN, quale autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto unico con le istituzioni dell’Unione europea. A queste competenze si affiancano quelle di altre autorità settoriali, in ragione degli ambiti di rischio e delle attività interessate.

Banca d’Italia, CONSOB e IVASS esercitano funzioni di vigilanza sui sistemi di IA ad alto rischio utilizzati dagli intermediari finanziari e direttamente collegati alla fornitura di servizi finanziari.

Il Garante per la protezione dei dati personali interviene, per i profili di competenza, sui sistemi di IA ad alto rischio utilizzati in attività di contrasto, gestione delle frontiere, giustizia e democrazia.

Sono previsti strumenti di cooperazione informativa e operativa tra le autorità, per mettere a fattor comune competenze tecniche e regolatorie.

Il quadro sanzionatorio è graduato e proporzionato. Il decreto si avvale della facoltà prevista dall’AI Act di introdurre limiti massimi inferiori rispetto a quelli europei, calibrando le sanzioni sul grado di responsabilità dei soggetti coinvolti lungo la catena di approvvigionamento dei sistemi di IA.

Anche nei settori più sensibili, come sicurezza pubblica, contrasto dei reati, frontiere e giustizia, il criterio resta quello del controllo qualificato: l’IA può fornire analisi, previsioni e supporto, ma non può fondare decisioni giuridicamente pregiudizievoli in modo automatico né dar luogo a forme di sorveglianza massiva o indiscriminata. Le autorità competenti devono garantire proporzionalità, protezione dei dati e sorveglianza umana effettiva.

Le autorità nazionali trasmettono una relazione annuale, per il tramite del Comitato di coordinamento presso il Dipartimento per la trasformazione digitale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche al fine di valutare eventuali interventi di revisione normativa.

B) Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità civile e penale (decreto legislativo – esame preliminare)

5. ATTIVITÀ DI POLIZIA

L’IA può rafforzare prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi, ma solo entro un perimetro rigoroso: uso mirato e proporzionato, divieto di sorveglianza massiva, autorizzazione giudiziaria per l’identificazione biometrica in tempo reale e decisioni sempre presidiate da operatori formati all’uso corretto. Non introducono una sorveglianza biometrica generalizzata, ma si disciplinano due utilizzi mirati, eccezionali e presidiati da garanzie: l’identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità tassative di prevenzione di ordine pubblico e sicurezza e ricerca di persone; il riconoscimento facciale a posteriori solo dopo la commissione di un reato e sulla base di elementi oggettivi e verificabili. La decisione resta umana e l’uso è circoscritto da limiti di finalità, tempo, luogo, tracciabilità, protezione dei dati, controllo dell’autorità.

In conformità all’articolo 5 del regolamento europeo, l’articolo 8 consente l’uso in tempo reale soltanto per prevenire minacce specifiche e gravi alla sicurezza e all’ordine pubblico, nonché per la ricerca di persone scomparse o di vittime di sequestro, tratta o sfruttamento sessuale. L’impiego deve servire esclusivamente a confermare l’identità di persone oggetto di interesse; il confronto avviene con banche dati adeguate e costituite lecitamente, mentre è vietato l’uso di banche dati alimentate mediante scraping non mirato. La richiesta all’autorità giudiziaria deve indicare finalità, durata, area, persone interessate, banche dati e tecnologie impiegate; l’autorizzazione è temporaneamente e territorialmente delimitata, riferita a persone specifiche e non può superare quindici giorni, salvo proroga motivata. Nei casi di urgenza è previsto un regime accelerato, ma l’uso deve essere interrotto, con cancellazione dei dati e inutilizzabilità dei risultati, se mancano i presupposti o l’autorizzazione.

In conformità con l’articolo 26, paragrafo 10, dell’Ai ACT, l’articolo 10 disciplina il riconoscimento facciale a posteriori nei sistemi di videosorveglianza già installati in base alla legge. La tecnologia può essere attivata solo dopo la commissione di un reato, anche tentato, per identificare persone indiziate sulla base di documentazione video-fotografica e di elementi oggettivi e verificabili. Il titolare del trattamento è il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza; sono previste valutazione d’impatto e consultazione del Garante, conservazione locale dei dati per sette giorni, log non modificabili per cinque anni, divieto di decisioni pregiudizievoli fondate solo sull’output e divieto assoluto di uso non mirato o generalizzato.

Le disposizioni costruiscono un equilibrio effettivo tra sicurezza e diritti: mettono a disposizione delle Forze di polizia strumenti tecnologicamente avanzati, ma solo come supporto mirato all’azione umana e mai come controllo generalizzato della popolazione.

La conformità dell’articolo 8 discende dal puntuale raccordo con l’articolo 5 dell’AI Act: il regolamento vieta in via generale l’identificazione biometrica remota in tempo reale per finalità di contrasto, ma ammette eccezioni tassative per la ricerca di vittime o persone scomparse, la prevenzione di minacce gravi e specifiche e l’identificazione/localizzazione di soggetti collegati a reati gravi. Lo schema nazionale recepisce questa logica e la rafforza con autorizzazione dell’autorità giudiziaria, delimitazione temporale, geografica e personale, valutazione d’impatto sui diritti fondamentali, log e notifica al Garante.

La conformità dell’articolo 10 si fonda sull’articolo 26, paragrafo 10, dell’AI Act, che disciplina il post-remote biometric identification per finalità di contrasto. La norma nazionale ne riproduce la ratio: uso ex post, mirato, collegato a un reato specifico, fondato su elementi oggettivi e mai utilizzabile in modo indiscriminato. Inoltre, la previsione che nessuna decisione negativa possa basarsi unicamente sul risultato dell’applicazione dà attuazione al principio europeo di sorveglianza umana e impedisce la delega decisionale all’algoritmo.

Si vieta la costituzione di banche dati biometriche tramite forme di raccolta indiscriminata di informazioni dal web. I punti chiave del decreto delegato in materia di attività di polizia possono così riassumersi:

IA come supporto alle forze di polizia: le decisioni restano dell’uomo e gli algoritmi forniscono solo indicazioni, previsioni, contenuti e analisi di supporto.

Regole stringenti per l’identificazione biometrica in tempo reale, ammessa solo in casi eccezionali, con autorizzazione dell’Autorità giudiziaria e per periodi limitati.

Nessun ‘Grande Fratello’: sono vietate le banche dati biometriche create con raccolta massiva e non mirata di dati dal web, nonché forme di identificazione biometrica indiscriminata.

Formazione specifica per gli operatori di polizia.

6. LA TUTELA DEL DANNEGGIATO E LA RESPONSABILITÀ CIVILE

La tutela civile mira a riequilibrare la posizione di chi subisce un danno da un sistema di IA, superando opacità tecnologica e asimmetrie informative senza introdurre nuovi obblighi sostanziali a carico delle imprese.

Il decreto rafforza l’accesso alla giustizia per il danneggiato in una materia tecnicamente complessa, nella quale la ricostruzione del funzionamento del sistema e del nesso causale può risultare particolarmente difficile. L’intervento si concentra sugli strumenti processuali necessari a rendere effettiva la tutela della persona danneggiata.

Accesso alla documentazione tecnica del sistema, per consentire al danneggiato di comprendere le caratteristiche rilevanti dell’IA utilizzata.

Presunzione del nesso di causalità, che alleggerisce l’onere probatorio senza eliminarlo integralmente.

Foro alternativo prossimo alla residenza del danneggiato persona fisica, per rendere meno gravoso l’accesso alla tutela giudiziaria.

Azione diretta nei confronti dell’assicurazione, quale ulteriore strumento di effettività della tutela risarcitoria.

Il valore dell’intervento è duplice. Da un lato si evita un vuoto di tutela, anche a fronte del ritiro della proposta europea sulla responsabilità da IA; dall’altro mantiene ferma la distinzione tra rafforzamento processuale della posizione della vittima e imposizione di nuovi oneri sostanziali agli operatori. Restano infatti ferme le tutele già previste in materia di protezione dei dati e responsabilità da prodotto.

7. LA RESPONSABILITÀ PENALE (ALTERAZIONE E OMISSIONI DI MISURE DI SICUREZZA)

La risposta penale è circoscritta alle violazioni più gravi: non colpisce la tecnologia in sé, ma le condotte e le omissioni umane che, nei sistemi ad alto rischio, mettono concretamente in pericolo beni primari.

Il decreto introduce un nuovo articolo nel codice penale, il 437-bis, che sanziona l’omessa adozione delle misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio e la loro alterazione quando ne derivi un pericolo concreto per la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato.
La previsione risponde a una logica di effettività: nei segmenti in cui l’IA incide su beni di rango primario, la sicurezza non può restare affidata a obblighi solo formali. La responsabilità può estendersi anche all’ente, in base al decreto legislativo n. 231/2001, in modo che il presidio non gravi soltanto sulle persone fisiche ma riguardi anche l’organizzazione che trae vantaggio dall’impiego del sistema.
La punibilità è ancorata al pericolo concreto e, per la forma colposa, alla colpa grave: si evita così di criminalizzare ogni scostamento tecnico o ogni errore operativo, concentrando l’intervento penale sulle violazioni realmente idonee a mettere a rischio vita, incolumità pubblica o sicurezza dello Stato.
Il messaggio è chiaro: l’innovazione è sostenuta, ma chi sviluppa, mette in servizio o utilizza sistemi ad alto rischio deve presidiare seriamente le misure di sicurezza. La responsabilità resta umana e organizzativa, lungo l’intero ciclo di vita del sistema.

Conclusioni:

La regolazione dell’IA è accompagnata da una scelta industriale: rafforzare l’ecosistema nazionale, sostenere start-up e tecnologie strategiche, attrarre capitale privato e consolidare la sovranità digitale italiana ed europea.

L’articolo 23 della legge n. 132/2025 destina una quota delle risorse del Fondo di sostegno al venture capital, fino a un ammontare complessivo di 1 miliardo di euro, allo sviluppo dell’ecosistema nazionale dell’IA. L’obiettivo è promuovere imprese innovative, filiere tecnologiche prioritarie e capacità industriale nei settori strategici.
I dati disponibili mostrano un trend già significativo: il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nel 2025 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente; CDP Venture Capital ha già allocato oltre 300 milioni di euro a favore di iniziative IA, sostenendo più di 150 start-up e coinvolgendo circa 20 fondi gestiti da SGR terze, anche attraverso strumenti dedicati come il “Fondo Artificial Intelligence”.

Voce Dato essenziale
Risorse programmate Fino a 1 miliardo di euro dal Fondo di sostegno al venture capital
Risorse già allocate Oltre 300 milioni di euro; 313 milioni nel dettaglio degli allegati
   
Imprese sostenute Oltre 150 start-up e circa 20 fondi gestiti da SGR terze
Capitale umano Oltre 1.000 occupati altamente qualificati nelle imprese sostenute
Nuovi investimenti Oltre 500 milioni di euro previsti nel prossimo triennio
Polo SophIA Circa 30 milioni di euro dal 2026 per IA e cybersicurezza

 

Gli investimenti stanno abilitando filiere prioritarie come robotica umanoide, guida autonoma, quantum, fotonica per l’high-performance computing e IA verticale. Tra le iniziative già realizzate figurano Generative Bionics, Niulinx, Algorithmiq, CamGraPhIC/2D Photonics, ALLSIDES e Smartness, con capacità di attrarre capitali nazionali e internazionali e creare nuove posizioni altamente specializzate.
A partire dal 2026 si affianca il Polo nazionale di trasferimento tecnologico dedicato all’IA e alla cybersicurezza, “Polo SophIA”, come ulteriore leva per sostenere start-up deep tech e trasformare i risultati della ricerca in imprese innovative. La strategia complessiva mira a fare dell’IA non solo un oggetto di regolazione, ma un asse di crescita, competitività e posizionamento internazionale del Paese.

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ADEGUAMENTO DEL TESTO UNICO DELLA FINANZA AL REGOLAMENTO UE SUI RATING ESG E DISPOSIZIONI CORRETTIVE (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e del Ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di adeguamento del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria alle disposizioni del Regolamento (UE) 2024/3005, nonché contenente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47. Il decreto attua i criteri di delega per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento (UE) 2024/3005 e introduce modifiche di coordinamento al decreto legislativo n. 47/2026, al Codice civile e al Testo unico della finanza, anche mediante la correzione di errori materiali, rinvii interni e refusi, al fine di garantirne chiarezza e corretta applicazione.
Il regolamento europeo rafforza la trasparenza, l’integrità e l’affidabilità delle attività di rating ambientale, sociale e di governance (ESG), contribuendo al corretto funzionamento del mercato della finanza sostenibile e alla fiducia degli investitori. In tale ambito, introduce requisiti di autorizzazione, trasparenza e organizzazione per i fornitori di rating ESG, nonché misure per la prevenzione dei conflitti di interesse, sotto la vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).
Il provvedimento prevede, tra l’altro, l’individuazione della Consob quale autorità competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento, nonché interventi di coordinamento e aggiornamento della normativa vigente.

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CONTROLLI SU SOSTANZE FARMACOLOGICAMENTE ATTIVE IN AMBITO VETERINARIO E ALIMENTARE (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti, del Ministro della Salute Orazio Schillaci e del Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento delegato (UE) 2022/1644 e del regolamento di esecuzione (UE) 2022/1646, in materia di controlli sull’uso di sostanze farmacologicamente attive autorizzate come medicinali veterinari o come additivi per mangimi.

Il provvedimento è volto ad adeguare l’ordinamento giuridico nazionale al nuovo quadro europeo, al fine di garantire un sistema armonizzato, efficace e aggiornato di controlli ufficiali sui residui di sostanze farmacologicamente attive negli animali destinati alla produzione di alimenti e nei prodotti di origine animale. L’intervento si inserisce nel contesto del regolamento (UE) 2017/625 e tiene conto dell’abrogazione della direttiva 96/23/CE, con conseguente superamento del precedente assetto normativo nazionale.

Il provvedimento persegue la finalità di adeguare formalmente e sostanzialmente l’ordinamento nazionale alle disposizioni unionali e di riordinare e razionalizzare la disciplina vigente, eliminando duplicazioni e disposizioni non più coerenti con il quadro europeo.

In tale ambito, viene disciplinato il Piano Nazionale Residui (PNR), quale strumento centrale per la pianificazione, esecuzione e rendicontazione dei controlli ufficiali, articolato in tre componenti: il Piano mirato, basato sul rischio, volto a verificare la conformità della produzione rispetto alla normativa europea e ai limiti di residui; il Piano di sorveglianza, fondato su controlli casuali per il monitoraggio di un’ampia gamma di sostanze; il Piano paesi terzi, diretto al controllo, anch’esso basato sul rischio, degli animali e dei prodotti importati. Il numero minimo di campioni è definito a livello europeo in base alla produzione, alla popolazione e ai flussi di importazione, mentre la programmazione annuale è modulata in funzione dei fattori di rischio, quali non conformità degli anni precedenti o segnalazioni territoriali.

Il decreto consolida, in un testo unitario, le competenze e le responsabilità delle autorità coinvolte, nel rispetto del riparto costituzionale di funzioni tra Stato e Regioni e del principio di leale collaborazione. Le attività di controllo sono pianificate, eseguite e rendicontate attraverso il sistema informatico NSIS/RaDISAN, al fine di garantire tracciabilità, uniformità dei dati e integrazione nazionale ed europea.

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IMPOSTE SU REDDITI, SUCCESSIONI E DONAZIONI, VALORE AGGIUNTO, ACCISE, CONTROLLI, ADEMPIMENTO COLLABORATIVO E SEMPLIFICAZIONE – (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive in materia di imposte sui redditi, di imposta sulle successioni e donazioni, di imposta sul valore aggiunto, di accise nonché in materia di controlli, di adempimento collaborativo e di semplificazione.

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LEGGI REGIONALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato 16 leggi delle Regioni e delle Province Autonome e ha deliberato:

di impugnare:

Legge Regione Sardegna n. 9 del 09/04/2026 “Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici d’appalto o di concessione eseguiti sul territorio regionale”, in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di concorrenza, violano l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione;

di non impugnare:

Legge Regione Puglia n. 3 dell’8/04/2026 “XII legislatura – 3° provvedimento di riconoscimento di debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettere a) ed e), del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126”;

Legge Regione Abruzzo n. 5 dell’8/04/2026 “Disposizioni in materia di agricoltura sociale e ulteriori disposizioni”;

Legge Regione Sardegna n. 10 del 09/04/2026 “Norme in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto dei committenti privati e di contrasto all’evasione fiscale”;

Legge Regione Sardegna n. 12 del 09/04/2026 “Integrazioni all’articolo 9 della legge regionale n. 2 del 2014 in materia di personale dei gruppi consiliari”;

Legge Regione Emilia-Romagna n. 1 del 20/04/2026 “Misure per la promozione dell’attrattività del territorio mediante interventi in ambito aeroportuale e di sostegno alla logistica e all’intermodalità”;

Legge Regione Emilia-Romagna n. 2 del 20/04/2026 “Interventi a sostegno dei settori produttivi dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura. Modifiche alla legge regionale 4 marzo 2019, n. 2 (Norme per lo sviluppo, l’esercizio e la tutela dell’apicoltura in Emilia-Romagna. Abrogazione della legge regionale 25 agosto 1988, n. 35 e dei regolamenti regionali 15 novembre 1991, n. 29 e 5 aprile 1995, n. 18), alla legge regionale 28 dicembre 2023, n. 18 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2024-2026 (Legge di stabilità regionale 2024)) e altre disposizioni”;

Deliberazione legislativa statutaria Provincia autonoma Bolzano del 21/05/2026 “Modifica della legge provinciale 19 settembre 2017, n. 14, “Disposizioni sull’elezione del Consiglio provinciale, del presidente della Provincia e sulla composizione ed elezione della Giunta provinciale”;

Legge Regione Umbria n. 5 del 20/04/2026 “Istituzione del Garante regionale dei diritti delle persone anziane”;

Legge Regione Piemonte n. 8 del 22/04/2026 “Interventi di razionalizzazione dell’ordinamento giuridico regionale”;

Legge Provincia autonoma Bolzano n. 1 del 21/04/2026 “Variazioni al bilancio di previsione della Provincia autonoma di Bolzano 2026-2028 e altre disposizioni”;

Legge Provincia autonoma Trento n. 3 del 21/04/2026 “Incentivi per la formazione di infermieri e di operatori socio-sanitari: integrazioni della legge provinciale 6 febbraio 1991, n. 4 (Interventi volti ad agevolare la formazione di medici specialisti e di personale infermieristico), e modificazione dell’articolo 43 (Interventi per la formazione del personale dei servizi sanitari) della legge provinciale 9 settembre 1996, n. 8”;

Legge Regione siciliana n. 7 del 16/04/2026 “Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modificazioni. D.F.B. 2025. Mese di gennaio”;

Legge Regione siciliana n. 8 del 16/04/2026 “Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modificazioni. D.F.B. 2025. Mese di febbraio”;

Legge Regione siciliana n. 9 del 16/04/2026 “Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modificazioni. D.F.B. 2025. Mese di luglio”;

Legge Regione siciliana n. 10 del 16/04/2026 “Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e successive modificazioni. D.F.B. 2025. Mese di agosto”.

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VARIE

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato, su proposta del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la modifica delle deleghe di funzione conferite dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio al Viceministro della Giustizia Sen. Francesco Paolo Sisto, ai sensi dell’articolo 10, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. La modifica e l’integrazione delle deleghe già assegnate al Sen. Francesco Paolo Sisto, con decreto ministeriale 9 dicembre 2022, si è resa necessaria anche in seguito all’insediamento del Sottosegretario Alberto Balboni.

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CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI TRA POTERI DELLO STATO

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deliberato di resistere nel giudizio per conflitto di attribuzioni sollevato dalla Provincia autonoma di Trento nei confronti dello Stato, in relazione al decreto direttoriale 6 marzo 2026, n. 24 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in materia del nuovo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti.

La Provincia autonoma di Trento ha chiesto di dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso all’Ispettorato nazionale del lavoro, attribuire alla Commissione territoriale competente per la Regione Veneto la competenza amministrativa relativa al recupero dei crediti per imprese e lavoratori autonomi aventi sede nel territorio provinciale, nonché di annullare il decreto nella parte in cui dispone tale attribuzione.

Le amministrazioni statali interessate hanno evidenziato che la disciplina della patente a crediti attiene a un sistema abilitativo uniforme su tutto il territorio nazionale, volto a garantire standard omogenei di accesso al mercato e livelli essenziali di tutela, rientrando nella competenza esclusiva dello Stato. Alla luce degli elementi normativi e

delle valutazioni svolte, il Consiglio dei Ministri ha ritenuto di resistere nel giudizio, al fine di tutelare le prerogative statali nelle materie interessate.

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SCIOGLIMENTO DI CONSIGLI COMUNALI

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale, nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica, ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha deliberato l’affidamento della gestione del Comune di Francofonte (Siracusa) a una Commissione straordinaria per la durata di diciotto mesi.

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Il Consiglio dei Ministri è terminato alle ore 13.29.

 

Si è svolta, a Palazzo Chigi, la riunione del Consiglio dei Ministri. Al termine, i Sottosegretari alla Presidenza Alfredo Mantovano e Alessio Butti (innovazione tecnologica e transizione digitale), i Ministri Carlo Nordio (Giustizia), Matteo Piantedosi (Interno), Marina Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali), Annamaria Bernini (Università e Ricerca) e Giuseppe Valditara (Istruzione e Merito), hanno illustrato in conferenza stampa i provvedimenti adottati.

[La conferenza stampa a Palazzo Chigi]

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Siena: Vico Alto, dopo anni di richieste arriva il tanto atteso sportello postale

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Provincia di Siena: Etruria Retail approva il bilancio 2025: 450 milioni di vendite al pubblico e 2,1 milioni ai soci

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Siena: Screening del colon-retto, il kit si ritira e riconsegna in farmacia

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Siena, Sciopero 12 giugno delle società appaltatrici: possibili disagi all’ALP dell’AOUS

Possibili disagi per gli utenti dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, nella giornata di venerdì 12 giugno, a causa dello sciopero nazionale dei dipendenti delle società appaltatrici indetto da Cobas lavoro privato, ADL Cobas, CLAP e SIAL COBAS. Lo sciopero potrebbe comportare alcuni disservizi in relazione al servizio di supporto amministrativo degli Ambulatori della Libera Professione (ALP). L’AOUS si scusa per gli eventuali disservizi causati, non imputabili alla volontà dell’azienda stessa.

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Siena: “Benvenuto a casa, Nik!”: domani 11/06 a Palazzo delle Papesse il libro del bambino prodigio Nicholas Ori

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Benvenuto a casa, Nik!”. Sillabe presenta a Siena il primo libro di  Nicholas Ori, il bambino prodigio che affianca Paolo Ruffini a teatro -  Canale 3

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Palio di Siena: Il cavallo Zenis non potrà prendere parte alle carriere 2026

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Provincia di Siena: Nuovo ponte sullo Stile a Buonconvento. I lavori entrano nella fase cruciale con il varo delle grandi travi

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Siena, Aiuti al commercio, Confesercenti: “Bene le misure del Comune, raddoppiamo con una firma

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Provincia di Siena, Alta velocità, Sonnini replica a Tucci: “Ben venga il suo sostegno, ma quando era assessore a Siena ha sempre snobbato il tema”

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